Al Teatro Ghione: “Certe Notti”

Standard

Certe Notti”, in scena in questi giorni al Teatro Ghione, ha il pregio di raccontare una pagina della nostra Italia, fatta di corpi, di anime, di passioni e di sofferenze che un partenopeo non avrebbe potuto raccontare meglio. Continua a leggere

Al Teatro Ghione: “Cuori Scatenati”

Standard

Una commedia brillante, scoppiettante come i protagonisti che sono alle prese con situazioni sentimentali e di corna che ricordano la commedia all’italiana con un impianto scenico da pièce inglese. Scritto e diretto da Diego Ruiz, “Cuori scatenati”, in scena al Teatro Ghione ha dalla sua un testo che può essere arricchito e diversificato ad ogni replica. Continua a leggere

Al Teatro Ghione “Camera con vista”, un ritratto sulla vita e le emozioni di dentro

Camera con vista
Standard

Camera con Vista” nel 1986 che vinse tre premi Oscar, è stato un potente film di immagini e di poetiche affermazioni che ha dato linfa vitale al cinema internazionale e ad una generazione come la mia che ancora oggi rivive di quelle atmosfere naturalistiche e della dirompente inquietudine dei personaggi principali, presi dalla stretta e inesauribile forza dell’amore. Continua a leggere

Il Teatro Ghione dedica la stagione 2016/17 al grande maestro Giorgio Albertazzi

Standard

Una stagione dedicata a Giorgio Albertazzi, grande maestro del teatro italiano, scomparso da poco. Il Teatro Ghione omaggia così il Giorgio nazionale, mettendo in campo per la stagione 2016/17, un buon numero di commedie di tradizione e innovative.

Dal 20 al 25 settembre va in cartellone “Quando eravamo repressi 3.0”. una commedia che fu rappresentata per la prima volta nel 1990 e interpretata da Alessandro Gassman, Lucrezia Lante Della Rovere e Francesca D’Aloya. La piecè è stata scritta da Pino Quartullo che anche in questa occasione ne firma la regia, mettendo in scena Annabella Calabrese, Ladislao Liverani, Francesca Bellucci e Luca Paniconi. Dopo 26 anni Quartullo la riassembla con attori nati quando nacque l’opera, ecco la novità più saliente.

Dal 4 al 16 ottobre è la volta di “Camera con vista” di Edward Morgan Forster, con la traduzione e l’adattamento di Antonia Brancati ed Enrico Luttmann. In scena Paola Quattrini, Selvaggia Quattrini, Stefano Artissunch e la partecipazione di Evelina Nazzari.

Segue “Da me alle cinque” di Pierre Chesnot con Pino Insegno e Alessia Navarra, per la regia di Alessandro Prete, in cartellone dal 18 al 30 ottobre.

Dall’1 al 20 novembre Giuseppe Pambieri interpreta il “Re Lear” di William Shakespeare, per la regia di Giancarlo Marinelli.

Alessio Di Clemente è interprete di un monologo “Mister Meno 9” di Giorgio Serafini Prosperi dal 24 al 27 novembre.

Data secca del 27 novembre alle 21 per “Heysel, tutti sapevano tranne loro”, scritta e interpretata da David Gramiccioli.

Il 28 e il 29 novembre, i giovanissimi del Ghione portano alla ribalta un classico shakespeariano come “Sogno di una notte di mezza estate”, per la regia di Selene Gandini.

Dall’1 all’11 dicembre va in scena “Così è se vi pare” di Luigi Pirandello con Laura Lattuada, Felice Della Corte, Pietro De Silva, Riccardo Barbera e Paolo Perinelli, per la regia di Claudio Boccaccini.

Dal 16 dicembre all’8 gennaio “Io e lui” di Alberto Moravia, avrà come protagonisti Paolo Triestino e Nicola Pistoia, per la regia di Massimo De Rossi.

Sarà poi la volta di “Cuori scatenati”, in scena dal 10 al 29 gennaio, scritto e diretto da Diego Ruiz con Sergio Muniz, Francesca Nunzi, Diego Ruiz e Maria Lauria.

Antonio Grosso, scrive e interpreta “Certe Notti”, dal 31 gennaio al 19 febbraio, per la regia di Giuseppe Miale di Mauro e si accompagna alla bella Rocio Munoz Morales.

Dal 24 febbraio al 19 marzo va in scena “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello, per la regia di Daniele Salvo.

Dal 21 al 26 marzo è in cartellone “Aulularia ovvero l’Avaro di Plauto” di Tito Maccio Plauto con Edoardo Siravo e Stefania Masala, per la regia di Massimiliano Giovannetti.

Dal 31 marzo al 9 aprile Glauco Mauri e Roberto Sturno interpretano “Serata Shakespeare, il canto dell’usignolo”, per la regia di Glauco Mauri, con le musiche composte ed eseguite dal vivo da Giovanni Zappalorto.

Dal 20 aprile al 14 maggio va in scena “Non aver paura è solo uno spettacolo”, scritto e diretto da Eduardo Aldan, su progetto artistico di Gianluca Ramazzotti, con la versione italiana di Franco Ferrini.

Giorgio Albertazzi porta il suo teatro ideale nell’altra vita. Addio Giorgio non ti dimenticheremo

Standard

Di Paola Aspri

È morto Giorgio Albertazzi, il grande giovane del teatro italiano, lui si che ha avuto il coraggio di osare nella vita, come sul palcoscenico. Ed inoltre non aveva paura della morte, avrebbe voluto morire sulla scena come Molìere, di cui il pubblico non si era accorto del decesso e affermava che la sera del suo congedo dalla vita, recitava male. Un addio che ci lascia l’amaro in bocca, ma 92 anni di esistenza vissuta senza sosta è già un traguardo meraviglioso. Certo per noi pubblico e addetti ai lavori è la perdita di un artista immenso, criticato per la sua istrionicità, ma amato proprio per la sua capacità di essere talentuoso e di sentirsi tale. 10425882_909920055715301_2203032129695873838_nGrande conquistatore del palcoscenico come di donne che hanno costellato la sua esistenza, da Bianca Maria Toccafondi ad Anna Proclemer con cui visse una montagna russa di emozioni, essendo entrambi imprevedibili e fuoriclasse, poi Elisabetta Pozzi, Mariangela D’Abbraccio. Un libertino fino ad età avanzata, ma si era poi riposato sentimentalmente accanto alla moglie Maria Pia Dè Tolomei. Ha 90 anni aveva festeggiato il suo compleanno con un omaggio a Gabriele D’Annunzio, il suo preferito, anch’egli grande libertino. Era nato a Fiesole e della Toscana portava l’ironia. Aveva debuttato con “Troilo e Cressida” di Shakespeare nel 1949 con la regia di Luchino Visconti.  Una carriera che ha spaziato dal cinema alla televisione, da film come “L’anno scorso a Marienbad” a sceneggiati cult come “L’Idiota” e “Jeckyll”.  Tra le sue interpretazioni teatrali di maggiore successo, «Memorie di Adriano» della Yourcenar con la regia di Maurizio Scaparro: uno spettacolo che, da quando debuttò alla Villa Adriana di Tivoli nel 1989, ha raggiunto quasi 1000 repliche, in Italia e all’estero. Ho avuto la fortuna di intervistarlo per “Spettacolandotv” un anno fa per “Il Mercante di Venezia” al Teatro Ghione. L’emozione è stata tanta e sono felice di essere stata una delle ultime ad incontrarlo. Un Maestro di vita e di palcoscenico a cui tutti dovrebbero fare riferimento, unico ed inimitabile. Addio Giorgio, quaggiù ti amano in tanti e lassù ti dedicheranno sicuramente il tuo teatro ideale.

Al Teatro Ghione: Barbara De Rossi nei panni di Medea che fu interpretata dalla grande Anna Magnani

medea barbara de rossi
Standard

Di Paola Aspri

Portare in scena “Medea” di  Jean Anouilh  è una grande scommessa, soprattutto perché il testo è quanto di più viscerale possa esistere. L’elemento femminile ha qui la sua importanza primaria nel denunciare i moti dell’animo umano e a riportare con assoluta sobrietà e senza nessuna salvazione la crudezza dell’essere umano. L’unico precedente nella storia teatrale è stato quello di Giancarlo Menotti che diresse la grande Anna Magnani e il 25 dicembre del 1966 al Teatro Quirino di Roma portò in scena un assunto di grande spessore esistenziale.

Ora a prendere le sembianze della Medea di Jean Anouilh è Barbara De Rossi, diretta da Francesco Branchetti che oltre a essere l’anima nera, interpreta il ruolo di Giasone, l’uomo per cui la donna dannata per l’eternità si strugge e per cui ha ucciso per esaltare la sua potenza di uomo di potere. Pochi elementi scenici accompagnano questa versione teatrale, ma è la musica, nonché il disegno luci a fare da cornice al dolore che è in ascolto del pubblico dal primo quadro. Medea appare da subito come una donna che ha perso tutto, soprattutto l’amore per Giasone, per cui ha ucciso in totale complicità, mettendo fine ai rapporti genitoriali, uccidendo un fratello e via via trascinandosi una esistenza dura, cruda, con la sola consolazione di un compagno maschilista e dedito solo alla sua edonistica realtà. Barbara De Rossi, da una interpretazione moderna e priva di orpelli alla sua Medea, esprime più volte con la fisicità e movimenti ripetitivi lo zig zagare della suo percorso vitale come un animale braccato.

Barbara De Rossi

Barba De Rossi in scena al Teatro Gione di Roma

Francesco Branchetti rientra in un Giasone molto istintivo, estremamente compreso nel suo essere uomo tormentato dai sensi di colpa, ma deciso a rendere la sua vita sgombra dal passato cruento. Momento assolutamente da non perdere quello del confronto tra Giasone e Medea, dove la ripudiata sente il peso della sua condanna e ricorda al compagno amato gli attimi di amore e di passione condivisa tra battaglie sanguinarie e tradimenti incancellabili. Una collerica esternazione di sentimenti contraddittori che evocano le passioni di entrambi che gli attori riescono a sviscerare in maniera ineccepibile, giocando sui contrasti caratteriali dei personaggi in scena. Tatiana Winteler (la nutrice) è bravissima nell’accompagnare la tuonante recitazione della De Rossi, compito non facile quello di dare vita un ruolo implosivo in una deflagrazione di stati d’animo. Lorenzo Costa è un Creonte convincente e Fabio Fiori riesce a muoversi in sintonia con gli altri attori. Una pièce convincente che riesce a dare l’humus autentico di un pezzo di storia teatrale. Una buona guida registica supportata dalla interpretazione carnale e generosa di Barbara De Rossi. Le scene e i costumi di Clara Surro sono perfetti per la messinscena. Da vedere al Teatro Quirino fino al 24 marzo.

Al Teatro Ghione: Separati

Standard

 

Di Paola Aspri

14461285596962-0-280x210Essere separati è una condizione effettiva del nostro tempo. Partendo da questa premessa Alessandro Capone autore e regista di “Separati” ha dato la giusta considerazione all’oggi, dove non si è più in crisi, ma si passa subito alla fase separatoria. Da “Uomini sull’orlo di una crisi di nervi” sono passati diversi anni e il cult teatrale di Capone oggi ha fatto il suo tempo nella valutazione sugli uomini in situazioni scoppiate, ora la singletudine ha preso il sopravvento e lo spaesamento del sesso forte si fa sentire più copiosamente per via delle donne, più determinate e  agguerrite di prima nel far valere le proprie opinioni. Nella nuova pièce è Massimiliano ad essere il fulcro della vicenda, uno scrittore che si trova a fare i conti con una separazione che lo ha messo sul lastrico economico e sentimentale,  nostalgicamente legato ad un figlio bello, ma sotto la giurisdizione materna. A coccolare le sue ansie sono gli amici di sempre, tre uomini anche loro dentro la realtà di Max e sempre pronti a sognare una vita diversa, ma non si sa dove, né con chi.
È solo Massimiliano a bruciare di nuovo d’amore per la vicina Francesca, quella dell’attico sul lavatoio, una bella e conturbante ragazza, organizzatrice di eventi che lo porterà dalle stelle alle stalle nello spazio di pochi mesi per poi farlo ripiombare definitivamente nella condizione di separato. Una commedia dove la coralità è sentita, dove gli interpreti sono chiamati a recitare un sentimento comune, una solidarietà che li fa sentire meno soli di fronte allo spaesamento esistenziale che vivono. L’unica donna, interpretata da una strepitosa Emy Bergamo, è in grado di fare la differenza, un carattere dove si somma dolcezza, durezza, fragilità e sGhionetraniamento dal contesto sentimentale, la paura di dare affetto e di riceverlo, la negazione del cambiamento, tante mutevoli varianti che rendono il personaggio femminile difficile da comprendere, come un quadro astratto. Bravissimo Max Vado, lo psicologo Nicola, amico che spiega le situazioni con riflessioni naif che lo rendono stravagante e divertente allo stesso tempo. Roberto D’Alessandro, il brillante e a volte cinico Roberto appesantito dalla realtà e dai compromessi con la ex moglie. Giampiero Mancini, è rabbioso, tenero, complessato, immaturo e fragilmente in parte per Massimiliano, un ruolo che veste alla perfezione. Francesco Bauco, bravo nell’interpretare un attore di belle speranze, mantenuto dalla famiglia e che sembra essere da sempre innamorato segretamente dell’amico scrittore. Ciliegina sulla torta lo spogliarello elegante di Emy Bergamo, dove la temperatura sale per un eccesso di ormoni da parte degli spettatori. Un bel vedere che regala quell’attimo di leggerezza per prendersi congedo dalla solitudine dell’essere umano, vittima dei suoi vuoti affettivi. Regia e scrittura assolutamente ineccepibili da parte di Alessandro Capone, capace di costruire storie teatrali adatte anche alla macchina da presa, un valore aggiunto che non guasta. Da vedere. Si replica fino al 15 novembre al Teatro Ghione.

Al Teatro Ghione: “Ti amo o qualcosa del genere”

Standard

Di Paola Aspri

Ci può essere amicizia tra uomo e donna? Con questo interrogativo parte a spron battuto la commedia scritta e diretta da Diego Ruiz che pur trattando temi delicati come l’amore e il senso dell’amicizia tra due sessi opposti, si avvale dell’ironia per rendere tutto più leggero, ma non superficiale.

Ti amo o qualcosa del genere”, è in scena al Teatro Ghione fino al 18 ottobre ed è diventato dali1 2007 un vero e proprio cult del genere sentimentale ai nostri giorni, proponendosi come un vademecum per i cuori solitari o per quelli in coppia che non sanno mai prendere scelte definitive.
A mettersi a tavola, perché proprio di una cena si tratta, sono due fidanzatini, Diego e Chicca, interpretati rispettivamente da Ruiz e Francesca Nunzi, travolti dall’arrivo dell’amica, ex di Diego, una invadente, ma efficace Gaia De Laurentiis, nel ruolo che porta il suo nome. Gaia però non è vista come è in realtà da Francesca, Diego ha lavorato dietro le quinte per raccontare cose non vere e giustificare così questa amicizia che assomiglia a qualcosa di diverso. Dal canto suo Gaia ha fatto lo tiamostesso con il suo Walter insinuando che Diego fosse sessualmente attratto dagli uomini. Insomma un vero e proprio carosello di situazioni a sorpresa con Chicca che si scorda il suo nome e quello degli altri ricordandosi solo la prima iniziale e cambiando così nome a chiunque incontri sulla sua strada. Quello che accade sulla scena diventa scoppiettante e gli attori sono abilissimi nel prendersi la parola ogni qualvolta ci sia da cambiare registro per la trama in atto. Situazioni da pochade che ricordano un Feydau rivisitato e corretto, attualizzato per l’occasione con realtà non più di corna ma di impossibilità di essere se stessi, troppe incertezze fanno da corollario alla esistenza dei protagonisti, che non sanno dare una identità al loro legame.

tiamo-foto_20150923125625Bravissimi tutti nel supportare i ritmi frenetici della pièce. L’esplosiva Francesca Nunzi riesce a dare un brio particolare alla messinscena e specialmente quando interagisce con Gaia De Lauretiis il siparietto diventa qualcosa di speciale che esalta la commedia in questione con situazioni esilaranti e al fulmicotone. La recitazione della De Laurentiis più pacata riesce a mettere a segno in più occasioni battute efficaci con un aplomb inglese. Nel secondo tempo arriva un generoso attore come Roberto Ciufoli che riesce ad entrare in un personaggio palestrato, donnaiolo, ma con sotto sotto delle fragilità inespresse, sviscerando una verve particolarmente efficace per la situazione. Diego Ruiz mantiene il timone della commedia, accompagnando gli altri interpreti verso il bailamme degli equivoci, senza stravolgere i meccanismi del plot.  Il finale non si spiega, sarebbe inopportuno svelare il gioco delle coppie, la margherita va spogliata dagli spettatori. Da vedere senza dubbi.

In “Se tutto va male, divento famoso!”, il coach Gabriele Pignotta ci insegna a cavalcare il successo, senza talento”

Standard

Di Paola Aspri

Diventare famosi non è più un problema in tempo di crisi, basta reinventarsi, approfittando di quello che la televisione offre.  In “Se tutto va male, divento famoso!”, in scena al Teatro Ghione, Gabriele Pignotta, regista e autore del testo, nonché attore,  si cala nei panni di Jacopo perdendo il lavoro in una multinazionale insieme ad altri suoi colleghi. Invece di cercare di reintegrarsi nel vecchio, guarda al nuovo con timore,  ma osando. Decide di partecipare a un talent show e riesce a coinvolgere anche gli scettici ex compagni di lavoro.

L’impresa sarà ardua, anche perché diventare musicisti dal niente e partecipare alle selezioni non è certamente da sottovalutare. Ma alla fine il coraggio verrà premiato e i social network metteranno fine al loro anonimato. Sulla scia della sua opera prima cinematografica, “Ti sposo ma non troppo”, Gabriele Pignotta ritorna a calcare la scena con temi a lui cari, come i social network, tormentone del nostro tempo, caro alla nostra quotidianità con cui possiamo ogni giorno decretare il nostro successo o declino attraverso un selfie o un video rubato.

In questo caso è il rimettersi in gioco a farla da padrone, nonostante i licenziamenti e la mancanza di fiducia nei propri mezzi. Tutto si può fare e Pignotta con una commedia semplice e di buoni sentimenti, fa sorridere, riflettere e uscire dal teatro con la voglia di avere un coach come lui, che sappia fare della nostra vita un motivo di svago e di benessere.

Bravo lui, ma anche Fabio Avaro, suo compagno di viaggio recitativo da sempre, insieme a Cristiana Vaccaro e Siddharta Prestinari, che si prestano senza tentennamenti al gioco verbale del plot e alla dinamicità che si addice allo stile del capocomico.

Aspettiamo con ansia di vedere il secondo film di Pignotta, magari non attingendo da un’altra commedia, ma facendo una nuova sceneggiatura, anche perché la fantasia non gli fa difetto, anzi si esalta tra realtà virtuale e esistenziale. Si replica fino al 9 novembre.

“Mortaccia”, al Teatro Ghione con una Veronica Pivetti straordinaria.

Standard

Di Paola Aspri

Visionario, surreale, folle nella sua dinamica teatrale, giocosamente irrisolto come i suoi personaggi, eppure ineccepibilmente attraente, pur non essendo perfettamente in linea con le altre commedie in scena nei vari teatri romani.“Mortaccia”, in questi giorni al Teatro Ghione, già dal primo quadro dona una visione di contraddittoria messinscena.Non è un caso se nei primi attimi dello spettacolo, lo spettatore rimane interdetto per i tanti input visivi e attoriali che si sovrappongono in una storia disordinata ma interessantissima. E’ tutto voluto e il risultato finale è certamente un gioco collettivo molto affascinante, come chi lo interpreta. Il testo e la regia sono di Giovanna Gra che ha preso spunto da una novella di Pasolini per creare un assunto diverso e assolutamente innovativo per il teatro. Certe intuizioni registiche prendono spunto da Tim Burton. Quando Veronica Pivetti appare sulla scena il suo vestito e il trucco sembrano provenire dal film “The Rocky Horror Picture Show”,ma anche i manga giapponesi fanno parte di questa folle evocazione teatrale, dove ogni cosa è attuabile se c’è una funambolica attrice come la “Prof”. Tutto gira intorno alla morte, pardon a “Mortaccia” che non poteva che incarnare la Pivetti con la sua ludica recitazione, perfida matrigna della scena, almeno in questo caso. Ad accompagnare la morte, Funesta e Sentenza, interpretati da Oreste Valente e Elisa Benedetta Marinoni, degni e bravi conpagni di palcoscenico. I costumi danno modo alla platea di intuire e viaggiare sulla difficile lingua del testo, quasi a sdrammatizzare attraverso il costume il tema ricorrente: il lutto permanente.  Quello che è ascoltato potrebbe essere interpretato come irreale, ma invece rispecchia una indagine fatta sull’uomo da chi vuole la sua fine. La morte diventa così una filosofa della vita e dei suoi abitanti, ne carpisce le brutte abitudini e alla fine scopre di essere meno cattiva e crudele dell’essere umano, quasi a mettere in dubbio il suo ruolo di fine eterna. Le luci sono sapientemente usate sugli attori, colori violacei che vanno a scalfire i volti dei personaggi,  a scavare sulla loro perfida verità. La pièce è cucita addosso a Veronica Pivetti, solo una attrice come lei può riuscire a spiegare “Mortaccia”, un assunto complicato, frammentario, che trova mirabilmente la chiave di svolta quando la  protagonista canta e si muove come su un musical, senza tentennamenti e con la giusta consapevolezza che può permettersi tutto, anche di far apparire la morte come una bella vacanza con un ritorno incerto. Da vedere. Si replica fino al 26 ottobre.