Dal 18 aprile torna in scena “Il borghese gentiluomo” al Teatro Quirino

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Torna in scena “Il borghese gentiluomo” al Teatro Quirino dal 18 al 30 aprile con cui Emilio Solfrizzi ha girato l’Italia in tournée riscuotendo un buon seguito di pubblico e critica. Continua a leggere

“Erano tutti miei figli” al Teatro Quirino con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini

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Erano tutti miei figli”, va in scena da questa sera al Teatro Quirino fino al 2 aprile. Il testo è di Arthur Miller, portato in scena da Giuseppe Dipasquale. “Nella strutturaafferma il registaconvivono allegoria e stringente concretezza. Una tragedia familiare che si fa portavoce dei drammi che affliggono la nostra società.” Continua a leggere

Una magistrale Filumena Marturano al Teatro Quirino di Roma

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E’ approdata al Teatro Quirino di Roma, dopo circa 70 repliche in giro per l’Italia e il debutto l’estate scorsa al Festival dei Due Mondi di Spoleto, la commedia più conosciuta e considerata il capolavoro del grande Eduardo De Filippo, Filumena Marturano, rivista e diretta per l’occasione da Liliana Cavani, che vede in questa nuova edizione come protagonisti Geppy Gleijeses e Mariangela D’Abbraccio. Continua a leggere

“Filumena Marturano”, in scena al Teatro Quirino dal 10 gennaio

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Filumena Marturano” debutta al Teatro Quirino dal 10 gennaio con la regia di Liliana Cavani che ha dato risalto all’autonomia della commedia, lasciando liberi gli attori di interagire con i propri ruoli, in completa libertà espressiva. Continua a leggere

“Un’ora di tranquillità” al Teatro Quirino – la recensione

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Dopo essere stata in tournée per mezza Italia, è approdata al Teatro Quirino di Roma, per rimanerci fino all’8 gennaio prossimo, la pièce, Un’ora di tranquillità, del francese Florian Zeller che Massimo Ghini, in qualità di regista ed interprete principale della commedia, propone al pubblico italiano e, per il momento, a quello romano, con tutta la sua carica di simpatia e comicità. Il copione si basa sul più classico meccanismo del “vaudeville” e si snoda tra battute serrate, equivoci e situazioni al limite dell’assurdo e del paradosso. Continua a leggere

Daniele Pecci si veste di “Amleto”, in scena al Teatro Quirino

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William Shakespeare, l’autore per tutte le stagioni, può anche essere trasportato in altre epoche, ma il suo linguaggio vibrante e pieno di verità non perde lo smalto dei suoi anni migliori e di quelli a venire. “Amleto” è l’assunto più rappresentativo del Bardo e riesce ad ammaliare qualsiasi attore che calca il palcoscenico da tempo e ha voglia di osare. Continua a leggere

Il Teatro Quirino apre la stagione 2016/2017 con un cartellone pieno di classici e innovative sorprese

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Di Paola Aspri

Secondo anno consecutivo per Geppy Gleijeses e Guglielmo Ferro alla guida del Teatro Quirino, anni di sfide e di grandi scommesse, vinte attraverso un pubblico intelligente che segue la programmazione dello spazio in maniera assidua e costante. La stagione 2016/2017 inizia con “Amleto” di William Shakespeare dal 18 al 30 ottobre con Daniele Pecci e Maddalena Crippa, per la regia di Daniele Pecci.  “Il teatro è la più grande affermazione dell’uomodichiara Pecciinoltre l’Amleto sviscera il problema attraverso l’uomo moderno, è un testo evergreen.”

A seguire dall’1 al 6 novembre va in scena “Notturno di donna con ospiti” di Annibale Ruccello con Giuliana De Sio, Gino Curcione, Rosaria De Cicco, Andrea De Venuti, Mimmo Esposito e Luigi Iacuzio, per la regia di Enrico Maria LaManna. “Giuliana De Siodichiara il registaè l’interprete ideale di questo spettacolo. Ogni anno la De Sio lo ripropone perché è richiesto in tutte le piazze.”

Dall’8 al 20 novembre è la volta de “I Malavoglia” di Giovanni Verga con Enrico Guarnieri, per la regia di Guglielmo Ferro.

Dal 22 novembre al 4 dicembre è in cartellone “Macbeth” di William Shakespeare con Luca Lazzareschi e Gaia Aprea, per la regia di Luca De Fusco.

Dal 6 al 18 dicembre va in scena “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello con Gabriele Lavia che ne cura anche la regia. “Nutro per Pirandelloafferma Laviaun amore viscerale. Mia nonna quando ero piccolo mi leggeva i testi di Luigi Pirandello. Lei era una grande attrice, perché non aveva studiato dizione. Noi attori invece con l’età peggioriamo con la recitazione, perdiamo una naturalezza essenziale per essere veri.”

Massimo Ghini è interprete insieme a Claudio Bigagli, Massimo Ciavarro, Alessandro Giuggioli, Gea Lionello, Galatea Ranzi e Luca Scapparone di “Un’ora di tranquillità” di Florian Zeller, per la regia di Massimo Ghini, in scena dal 25 dicembre all’8 gennaio. Liliana Cavani dirige Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses in “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo, in cartellone dal 10 al 29 gennaio. “In Italiadichiara Liliana Cavanisi parla solo di crisi e sembra che ce la tiriamo. Viviamo un grande disinteresse nei confronti della vita. Filumena Marturano è una eroina del teatro, sono contenta di affrontarlo perché mi piace molto come testo.”

Dal 31 gennaio al 12 febbraio è la volta di “Luci della ribalta” di Charlie Chaplin con Antonio Salines, Marianella Bargilli e Sergio Bini, per la regia di Giuseppe Milani.

Dal 14 al 26 febbraio Giuseppe Zeno è interprete de “Il Sorpasso” dal film di Dino Risi, per la regia di Guglielmo Ferro.

Neri Marcorè è protagonista di “Quelli che non ho”, tratto dalle canzoni di Fabrizio De Andrè, drammaturgia e regia a cura di Giorgio Gallione, in scena dal 28 febbraio al 5 marzo.

Dal 7 al 19 marzo Massimo Dapporto e Tullio Solenghi sono “Quei due – Staircase – Il sottoscala” di Charles Dyer, adattamento di Massimo Dapporto, per la regia di Roberto Valerio.

Dal 21 al 26 marzo è la volta di “La bella addormentata”, del Moscow State Ballet, diretto da Anna Aleksidze-Grogol.

Dal 28 marzo al 2 aprile vanno in scena Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini in “Erano tutti miei figli” di Arthur Miller, per la regia di Giuseppe Di Pasquale.

Dal 4 al 9 aprile Ferdinando Bruni insieme ad un nutrito gruppo di attori è protagonista di “Mr Pùntila e il suo servo Matti” di Bertold Brecht, per la regia e le scene di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia.

Emilio Solfrizzi chiuderà la stagione dal 18 al 30 aprile con “Il borghese gentiluomo” di Molière, per la regia di Armando Pugliese. “Ho aspettato 54 anni per affrontare Molière – dichiara Solfrizzi – e mi auguro di vedervi in tanti quando sarà in scena.”

Al Teatro Quirino: “Lei è ricca, la sposo e l’ammazzo”

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Di Paola Aspri

Liberamente tratto dal film del 1971 di Elaine May con Walter Matthau, “Lei è ricca, la sposo e l’ammazzo” è stata adattata per il palcoscenico da Mario Scaletta con la regia di Patrick Rossi Gastaldi. L’estro della coppia è stato affidato a Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio, che sulla scena riescono a non far rimpiangere i due protagonisti del cult filmico, anche se l’adattamento e le battute si discostano alquanto dall’originale. La vicenda di Orazio Pignatelli, ricco scapolo che si trova sul lastrico per aver dissipato il suo patrimonio in divertimenti e quant’altro, si può accostare all’attualità, ma in più c’è la favola che aleggia su una storia che potrebbe risultare poco romantica e che invece si trasforma in un happy end con tanto di innamoramento del protagonista. Locandina_JannuzzoOrazio si trova a fare i conti con la sua misera condizione e a prendere provvedimenti in poco tempo, sposare una donna ricca con l’aiuto di una sua amica che le presenta Albertina, una imbranata insegnante di entomologia, facilmente irretibile per lo scapolo squattrinato. Ma per far colpo su una benestante bisogna dare fumo negli occhi e Orazio si trova costretto a chiedere ad un mafioso dei soldi in prestito. Le situazioni esilaranti si susseguono sul palcoscenico senza sosta, evocando una commedia di altri tempi senza perdere però lo smalto di un evergreen. Debora Caprioglio nel ruolo di una insegnante goffa e scialba riesce a convincere pienamente, senza eccedere nella caratterizzazione del personaggio, mentre Gianfranco Jannuzzo bravissimo nel personaggio di Orazio, a tratti mette troppa enfasi nel tratteggiare il suo personaggio sviscerando una recitazione da vaudeville, accostandosi ad un Professor Higgins che educa la sua Fair Lady. Molto in parte gli altri attori che fanno da corollario ai due protagonisti. Da menzionare Antonella Piccolo, Antonio Fufaro, Cosimo Coltraro e Claudia Bazzano. La regia di Patrick Rossi Gastaldi è una garanzia per rendere la pièce al meglio delle sue potenzialità, guidando gli attori verso una recitazione fluida e dimamica. Da vedere. Si replica al Teatro Quirino fino al 24 aprile.

Al Teatro Ghione: Barbara De Rossi nei panni di Medea che fu interpretata dalla grande Anna Magnani

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Di Paola Aspri

Portare in scena “Medea” di  Jean Anouilh  è una grande scommessa, soprattutto perché il testo è quanto di più viscerale possa esistere. L’elemento femminile ha qui la sua importanza primaria nel denunciare i moti dell’animo umano e a riportare con assoluta sobrietà e senza nessuna salvazione la crudezza dell’essere umano. L’unico precedente nella storia teatrale è stato quello di Giancarlo Menotti che diresse la grande Anna Magnani e il 25 dicembre del 1966 al Teatro Quirino di Roma portò in scena un assunto di grande spessore esistenziale.

Ora a prendere le sembianze della Medea di Jean Anouilh è Barbara De Rossi, diretta da Francesco Branchetti che oltre a essere l’anima nera, interpreta il ruolo di Giasone, l’uomo per cui la donna dannata per l’eternità si strugge e per cui ha ucciso per esaltare la sua potenza di uomo di potere. Pochi elementi scenici accompagnano questa versione teatrale, ma è la musica, nonché il disegno luci a fare da cornice al dolore che è in ascolto del pubblico dal primo quadro. Medea appare da subito come una donna che ha perso tutto, soprattutto l’amore per Giasone, per cui ha ucciso in totale complicità, mettendo fine ai rapporti genitoriali, uccidendo un fratello e via via trascinandosi una esistenza dura, cruda, con la sola consolazione di un compagno maschilista e dedito solo alla sua edonistica realtà. Barbara De Rossi, da una interpretazione moderna e priva di orpelli alla sua Medea, esprime più volte con la fisicità e movimenti ripetitivi lo zig zagare della suo percorso vitale come un animale braccato.

Barbara De Rossi

Barba De Rossi in scena al Teatro Gione di Roma

Francesco Branchetti rientra in un Giasone molto istintivo, estremamente compreso nel suo essere uomo tormentato dai sensi di colpa, ma deciso a rendere la sua vita sgombra dal passato cruento. Momento assolutamente da non perdere quello del confronto tra Giasone e Medea, dove la ripudiata sente il peso della sua condanna e ricorda al compagno amato gli attimi di amore e di passione condivisa tra battaglie sanguinarie e tradimenti incancellabili. Una collerica esternazione di sentimenti contraddittori che evocano le passioni di entrambi che gli attori riescono a sviscerare in maniera ineccepibile, giocando sui contrasti caratteriali dei personaggi in scena. Tatiana Winteler (la nutrice) è bravissima nell’accompagnare la tuonante recitazione della De Rossi, compito non facile quello di dare vita un ruolo implosivo in una deflagrazione di stati d’animo. Lorenzo Costa è un Creonte convincente e Fabio Fiori riesce a muoversi in sintonia con gli altri attori. Una pièce convincente che riesce a dare l’humus autentico di un pezzo di storia teatrale. Una buona guida registica supportata dalla interpretazione carnale e generosa di Barbara De Rossi. Le scene e i costumi di Clara Surro sono perfetti per la messinscena. Da vedere al Teatro Quirino fino al 24 marzo.

Al Teatro Quirino: Modigliani con Marco Bocci e Romina Mondello

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Uno spettacolo intenso dai colori forti come l’anima e le tele di uno dei piu grandi pittori del ‘900, Amedeo Modigliani, morto giovane e con una eredità intellettuale e fisica che pesa ancora oggi sulle nostre coscienze di uomo e di artista.IMG_2033-migliore-bocci-romina

Lui aveva una sensibilità sopra ogni cosa, avulsa dalla realtà, il suo era un sogno continuo che è andato oltre la morte. Il regista e ideatore dello spettacolo, in scena in questi giorni al Teatro Quirino, Angelo Longoni, ha reso omaggio alla figura più rappresentativa del panorama internazionale, lo ha reso umano e generoso, incoerente e frastornato dal suo male interiore, non però un pittore maledetto, ma un uomo che ha vissuto intensamente le emozioni e le sue donne, pietra miliare del suo percorso figurativo. DSC4691-phMarinaAlessiMalato da sempre di tubercolosi, Modigliani era approdato a Parigi come un giovane e attraente Boèhemien, mantenendosi all’inizio con i soldi dei genitori e poi provando a diventare quello che voleva, contro il consumismo artistico che imponeva il background culturale di quegli anni con Picasso in testa, suo nemico da sempre. Longoni ha ceduto a Marco Bocci, star televisiva, ma che proviene dal teatro, il ruolo del bello e del tormentato Modì e Bocci ha esternato con passione una recitazione dinamica, intensa, a volte un po’ troppo impetuosa da sembrare istintiva e naturale, ma nell’insieme ha diretto bene sé stesso nei meandri dell’anima di Modì. L’autore e regista ha costruito intorno al protagonista una tela di donne che sono state gli amori infiniti e unici di Modigliani, dalla prima donna, la prostituta e modella Kiki de Montparnasse, estroversa, autentica, un ciclone di vitalità che ha saputo regalare al pittore un momento di spensieratezza artistica, per arrivare  alla poetessa russa Anna Achmatova, donna colta che aveva saputo prevedere il futuro di Modì mostrandoglielo come su un suo dipinto con i colori e le forme crepuscolari delle sue donne, alla giornalista Beatrice Hastings, sua spina nel fianco, amore passionale e distruttivo, ma molto fisico e per finire la giovanissima Jeanne Hébuterne, un amore che vive oltre la morte, la donna che all’indomani della morte di Amedeo, straziata, si butta dalla finestra del quinto piano, uccidendo con sé anche la creatura che portava in grembo. Romina-Mondello1Uno spettacolo intenso che Longoni ha reso diverso dai soliti, mettendo la raffinatezza e la forma dell’arte sopra ogni cosa, dal primo quadro, costruendo intorno agli attori come una cornice scenica e facendo apparire i personaggi come degli elementi figurativi di una tela del pittore. Su una tenda di frange che preannuncia il palco, dove gli attori si muovono, vengono proiettate immagini dell’epoca e sfondi di una Parigi con la neve, oltre che i quadri più rappresentativi di Modì, creando un percorso parallelo al racconto scenico e alle parole degli attori che si incastrano alla perfezione con la parete di frange che rende il senso del movimento della vita e del cuore dell’artista. Bravissime le attrici tutte in sintonia con la loro diversità caratteriale e di ruolo, da Giulia Carpaneto un’attrice che con il suo personaggio porta il brio dell’esistenza parigina dell’epoca, a Vera Dragone, in parte nel carattere della poetessa russa innamorata del suo pittore e compenetrata nel suo ruolo di moglie, fino alla nervosa e scattante Romina Mondello, perfetta nel rappresentare l’ambiguità e la sensualità forte della cronista, per concludere con Claudia Potenza una donna vissuta all’ombra di Modì, innamorata da sempre del suo artista, con una generosità d’animo che la porta ad annullarsi e ad entrare nel sogno infranto del suo uomo. Le musiche sono di Ryuichi Sakamoto. Da vedere. Si replica fino al 20 marzo.