“Un, due, tre…Fiorella” questa sera su Rai1 alle 21:25

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Un, due, tre…Fiorella!” è un programma tutto da scoprire con una inedita Fiorella Mannoia. Questa volta i riflettori televisivi si accenderanno sulla cantante su Rai1 alle 21:25. Continua a leggere

“Facciamo che ero io”, dal 17 maggio su Rai 2 con Virginia Raffaele

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Lillo e Greg alla riscossa del piccolo schermo affiancando simpaticamente Virginia Raffaele per un nuovo programma. In realtà sarà l’attrice a dar vita ad un one woman show su Rai 2 a partire dal 17 maggio per ben quattro settimane. Continua a leggere

“House Party” su Canale 5, un programma dove la confusione è di casa

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Non ha certo giovato ad “House Party” su Canale 5 il fatto che abbia debuttato a pochi giorni dalla fine di “Stasera Casa Mika”. Anche se le reti sono diverse, rimane sempre il fatto che siano simili per impianto scenico e distribuzione degli ospiti. L’immaginario è simile e la chiacchierata che viene usata tra l’ospite e la conduttrice è informale e leggera. Continua a leggere

Veronica Maya spera in un ritorno in “Rai” e intanto progetta di sposarsi con Marco Moraci

veronica maya
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Veronica Maya, era stata messa in disparte in malo modo dalla Rai e si era rifugiata tra le braccia di Agon Channel in Albania. L’esperienza però non è risultata positiva e lei ora vuole tornare tra le braccia di Mamma Rai, a patto che ci sia una offerta interessante. Continua a leggere

Rimbocchiamoci le maniche: Sabrina Ferilli nel ruolo di un’operaia-sindaco

sabrina ferilli sindaca rimbocchiamoci le maniche
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S’intitola Rimbocchiamoci le maniche, la nuova fiction in otto puntate che prenderà il via su Canale 5, in prima serata alle 21.10, il prossimo 7 settembre, diretta da Stefano Reali ed interpretata da una bravissima Sabrina Ferilli, ben compenetrata nel suo ruolo di operaia, che poi diventa sindaco del suo paese. Continua a leggere

Sergio Assisi racconta la sua città in “A Napoli non piove mai”

A Napoli non piove mai di Sergio Assisi
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Di Paola Aspri

A Napoli non piove mai” è l’opera prima di Sergio Assisi e potrebbe non essere l’ultima dato l’impegno, lo sforzo produttivo e il risultato finale che lo fa apparire come un gioiellino in un’epoca di brutture e falsi miti.

Il film in uscita il 1 ottobre pone l’accento su una Napoli bella, solare, a volte sgarrupata, ma sempre in grado di riprendersi, come i suoi abitanti, afflitti dalla leggerezza dell’essere, ma non dalla superficialità.

Sabrina Ferilli e Sergio Assisi in 'Rimbocchiamoci le maniche'

Sabrina Ferilli e Sergio Assisi nella serie tv ‘Rimbocchiamoci le maniche’

Sergio Assisi che rimane l’idolo delle donne per la serie “Capri”, nonostante abbia fatto tante altre cose (tra cui l’imminente serie tv “ ”, per la regia di Stefano Reali, a fianco di Sabrina Ferilli), dimostra in questo film talento registico, attoriale e autorale, tre cose insieme che diventano una rivelazione per chi non conosceva il vero Assisi, quello non televisivo, ma impegnato, capace di raccontare una storia filmica di tradizione, con rimandi ad un cinema d’autore, come quello di De Sica (“Miracolo a Milano, L’Oro di Napoli”, potrebbero avere delle similitudini o quantomeno connotazioni con i caratteri). Il film racconta la storia di Barnaba, un vero e proprio sognatore, che ha studiato giurisprudenza ma non vuole fare lo stesso percorso paterno, ma il fotografo. Il rispetto delle regole familiari non fa per lui, è un artista a tutto tondo che gira per la sua Napoli alla ricerca di emozioni fotografiche, fino a quando decide di lasciare la famiglia e di mettersi in proprio, ma con quale soldi, se è così difficile fare l’artista? “Chi ha un sogno per Barnaba deve essere un esempio a chi non ne ha più” e allora nel suo girovagare alla ricerca di una concretezza economica per tirare avanti, incontra una restauratrice bella, venuta dal Nord che ha la sindrome di Stendhal e sogna anche lei di cambiare l’esistenza rendendola diversa come i suoi restauri, un depresso cronico, come Jacopo che è vittima della sindrome dell’abbandono. Una vicenda anche surreale, una favola, com’è nella tradizione partenopea, dove tutto diventa possibil
e, anche l’impossibile. Non è la Napoli da cartolina, neanche quella drammatica di Saviano, è quella antica, piena di generose esternazioni, tradizionalista e capace di ironizzare sui suoi vizi e sulle tradizioni. Sergio Assisi ha saputo raccontare la solarità del suo popolo, mette11215855_10206586014002909_5565891581326859484_nndo insieme tanti attori teatrali e non, da Ernesto Lama, Nunzia Schiano, Giuseppe Cantore, Giancarlo Ratti, Eliana Miglio, Luigi Di Fiore, Sergio Solli, Antonella Morea, Adelmo Togliani, Massimo Andrei, Magdalena Grochowska, Gaetano Amato, Benedetto Casillo, Antonella Romano, Lucio Caizzi, Francesco Paolantoni e Laura Schettino.

Una menzione particolare merita Valentina Corti, nel ruolo di
Sonia
, una giovane attrice, capace di regalare la purezza e il candore di un perso
naggio idealista, pieno di sfaccettature, complementare alla figura di Sergio Assisi, che incarna Barnaba un uomo affetto dalla sindrome di Peter Pan. Da vedere.

“30 senza lode”, con una lode meritata sul palco

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Di Paola Aspri

Una commedia scritta nel 2003 per suggellare il ritorno sulla scena estiva di Marco Falaguasta che nella cornice della Terrazza delle Arti, porta la sua punta di diamante, “30 senza lode”.

Un testo tra quelli più riusciti di Falaguasta che pone l’accento sulle falsi illusioni e sui facili propositi di attuare una scappatella che porta gravi conseguenze.

30... senza lode

L’autore, regista e attore della pièce, compone una finzione che denuncia una realtà possibile ad ognuno di noi e nostro malgrado ci porta a fare i conti con le debolezze e alterne vicende del quotidiano. Marco Falaguasta è Claudio, un architetto che conosce Fiore, una decoratrice di interni, bella e disinibita che fa presa sulla routinaria vita dell’uomo. Inevitabilmente Claudio si lascia coinvolgere dall’esuberanza di una ragazza che travolge la sua esistenza in un batter baleno, piomba a casa sua e la mina delle sue intenzioni. Claudio disorientato chiede aiuto al suo amico di sempre, ma sembra che niente possa cambiare le idee della donna, oramai convinta di stabilirsi nell’habitat dell’uomo appena conosciuto.

Ma c’è una fidanzata che sta arrivando dopo una trasferta per esami di laurea, una compagna esigente e figlia del suo datore di lavoro, insomma per il povero fedigrafo le ultime 24 ore sono al cardiopalma. Non voglio svelarvi il finale e lasciarvi con l’acquolina in bocca, sperando di avervi incuriosito per andare a vederlo questa sera al Palazzo dei Congressi. Lo spettacolo è divertente, assolutamente in linea con le tematiche della Compagnia “Bonalaprima”, diretta da Marco Falaguasta con un antagonista come Marco Fiorini, degno compagno di scorribande al fulmicotone su un palco che non conosce misteri per la coppia ormai storica del teatro. Al di là della bravura dei due avvenenti attori, non sono da meno Sara Sartini e Valeria Nardilli, generose interpreti che si adeguano alle situazioni scoppiettanti della pièce. Da vedere.

“Mi hanno rimasto solo”, in scena alla Terrazza delle Arti

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Di Paola Aspri

“Mi hanno rimasto solo” in scena fino a stasera alla Terrazza delle Arti al Palazzo dei Congressi, è uno spettacolo collaudatissimo, che Michele La Ginestra porta come fiore all’occhiello del suo repertorio teatrale. L’attore romano, Direttore Artistico del teatro 7, è ormai un veterano della scena e ne conosce i trucchi e i segreti, mostrando così una padronanza del palcoscenico e delle sue funzioni di attrattiva sul pubblico.
Sono dieci anni che La Ginestra circuita con successo questo suo gioiello di scrittura e che guida registicamente con padronanza. Il pubblico gradisce rivederlo più volte come un vademecum della romanità. L’interprete inizia con un omaggio a Petrolini, di cui ne vanta le qualità dialettiche e trasformistiche, fino a toccare caratteri come il calciatore Meniconi, all’uomo che ha l’olfatto sviluppato e sente le puzze di una umanità sempre più alla deriva fisico-mentale, per raggiungere l’apice con Don Michele, un personaggio diventato cult per La Ginestra, portato alla ribalta di Zelig. Ad accompagnarlo in questo viaggio dal trascorso al presente le voci meravigliose di Alessia Lineri, Irene Morelli e Alessandra Fineo, accompagnate dal maestro Paolo Tagliapietra che fanno da intermezzo musicale alle incursioni comicali del valente attore.
Non si risparmia mai Michele La Ginestra, si dona senza indugio ad una platea che ha voglia delle sue battute e del suo girovagare tra una situazione e l’altra come un pionieristico viaggiatore alla ricerca dell’io. Il gioco scenico riesce totalmente e anche quando smette i panni del ridente interprete e si veste di malinconia, ricordando un suo momento personale, riesce a convincere e a commuovere, regalandoci un attimo che appartiene ad ognuno di noi.
Michele La Ginestra non è l’uomo che entra ogni giorno nelle case convincendoci a comprare la pasta De Cecco, ma è l’attore che mostra la sua verità, giocando con varie parti in commedia, apparendo nel finale come un Pierrot moderno con la lacrimuccia. Il colpo di teatro per La Ginestra è essere se stesso senza filtri mediatici, anche se la pubblicità fa audience, ma quello è un altro capitolo che non ha niente a che fare con il Michele che vestì Rugantino a fianco di Sabrina Ferilli e quello attuale tutto da vivere. Da vedere.