Al Teatro Manzoni “Divorzio alla Romana” di Stefano Reali

Standard

Una commedia gradevole dall’impianto drammaturgico classico che improvvisamente prende la dinamicità e la caoticità dei giorni nostri. Al Teatro Manzoni in questi giorni va in scena “Divorzio alla romana”, scritto da Stefano Reali, diretto da Renato Giordano che ne è anche interprete. La scrittura di Stefano Reali è sicuramente vincente, anche per la maestria con cui delinea i personaggi del suo micro e macro cosmo esistenziale. Ma le pagine scritte da Reali, in questo caso, sono delle fotografie esatte di individualità allo sbando che delineano personalità indistinte per sbarcare il lunario e per assicurarsi quella fetta di materialismo senza scrupoli.  In scena una moglie depressa, interpretata da una strepitosa Gabriella Silvestri in balia di un uomo che fa credere di proteggerla, ma il suo piano è diverso e ben lontano da quello di marito premuroso. La donna passa le sue giornate in casa  e si illude che questa sia la vita che è giusta per lei, convinta di essere debole e indifesa se dovesse confrontarsi con il mondo esterno.Le paure di Monica sono generate dai consigli sbagliati di suo marito e del suo dottore, quest’ultimo un ciarlatano che viene investito di una carica che non gli si addice. Alla porta di Monica bussa un bel giorno Fabio, un uomo  che finge di essere un operaio del Gas, ma è un corteggiatore venuto dal nulla che riempie le giornate della donna. Quando i desideri e le emozioni si fanno forti, Monica cerca di raccontare a suo marito i cambiamenti delle sue giornate, ma non c’è niente che possa dimostrare che questo uomo sia reale e il fatto che lei sia disturbata mentalmente fa dubitare della sua versione. Monica non è nè malata, nè tantomeno stupida da potere accettare una falsa verità. La moglie depressa troverà la forza di cambiare la sua vita, senza essere soggetta all’universo maschile. La recitazione della Silvestri è assolutamente ineccepibile, riesce a far convivere diverse anime in un ruolo, dove l’emozione, la fragilità e la determinazione sono lo specchio di un universo femminile ben noto. Massimo Giuliani nel ruolo del marito è perfettamente a suo agio a delineare un carattere ambiguo di uomo  amorale. Perfetto Fabio Avaro nel suo ruolo di seduttore e di uomo che ha difficoltà a gestire la sua vita. Renato Giordano è un dottore senza scrupoli e senza meriti, efficace nel suo essere mistificatore della realtà. Una pièce che funziona alla perfezione, sia a livello autorale,  registico e recitativo, con musiche (scritte dallo stesso Stefano Reali) che lasciano il segno in una storia che potrebbe appartenere a chiunque e ovunque. In replica fino al 28 ottobre.

Commenti

Commenti