Il Terzo giorno del Festival del cinema di Roma vede protagonisti il film di Daniele Vicari e Bernardo Bertolucci

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Il terzo giorno della Festa del cinema di Roma vede protagonista il film di Daniele Vicari, “Sole, cuore, amore” dove c’è Eli, interpretata da Isabella Ragonese che per pagare i pannolini ha trovato lavoro come barista. Il suo viaggio quotidiano è tra autobus e metropolitana, perché lei abita ad Ostia, si sveglia presto la mattina e ritorna tarsi la sera, in tempo per dare la buonanotte ai suoi quattro figli, rimboccargli le coperte e giacere distrutta vicino a Mario, il marito disoccupato, interpretato da Francesco Montanari. Non mancano da parte del marito esternazioni cattive come quella di essersi sposato una donna diversa da quella marmotta che oggi si ritrova, tutto questo viene urlato il giorno dopo, quando la sera prima lei si era addormentata mentre facevano l’amore.

E il marito disoccupato ricorda quando prima di sposarla era bellissima e indipendente in versione cubista. Lei, Eli, ha insegnato a Vale (Eva Grieco) l’arte della performer, grazie al suo passato. Vale vive nello stesso palazzo di Eli e tra le due si instaura un forte legame come fossero sorelle. Quando Vale si scopre innamorata della sua compagna di danza, Bianca (Giulia Anchisi), non capisce il perché di questo turbamento emotivo. Poi la catastrofe Eli si sente male, una corsa al pronto soccorso, ma lei non può curarsi perché altrimenti perde il lavoro. Il suo datore non può capire è una miseria umana. Eli rappresenta quello che siamo noi oggi degli acrobati che si spingono fino all’inverosimile per sbarcare il lunario. Ma per strafare si può morire, questa è la lezione data dal film di Daniele Vicari.Festa del Cinema di Roma, photocall di Bernardo Bertolucci

È stato il giorno anche di Bernardo Bertolucci che ha incontrato il pubblico. Con lui si tocca il tema degli anni “60” e del suo incontro con Jean Luc Godard, dopo la presentazione del film “Il conformista”. Bertolucci parla di “voyeurismo”, lui si reputa un regista voyeurista che si mette dalla parte dell’occhio del buco della macchina da presa, come un bambino che vede per la prima volta dal buco della serratura i suoi genitori che fanno l’amore.

E poi “Ultimo Tango a Parigi”, lui lo propose a Delon e Belmondo, prima di ingaggiare Marlon Brando, ma Belmondo quando glielo propose lo cacciò dal suo ufficio e lo etichettò come un film osceno. Alain Delon voleva imporre il suo produttore e non se ne fece nulla. L’incontro con Brando all’Hotel Raphael, fu tra un regista che parlava male inglese e un attore che era molto stanco, lui disse a Bertolucci di smetterla di muovere il piede, invece di badare alla storia che raccontava. Tanti ricordi che lasciano il segno come la sua vita filmica.

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