The Program | di Stephen Frears questa sera in prima tv su Rai 3

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Questa sera su Rai 3 va in onda in prima tv “The Program”, per la regia di Stephen Frears con Ben Foster, Chris O’Dowd, Dustin Hoffman, Lee Pace, Jesse Plemons, Elaine Cassidy. Lance Armstrong ha offerto al mondo degli appassionati di sport lo spettacolo mozzafiato di sette vittorie consecutive al Tour de France, dal 1999 al 2005, oltre ad un ritorno in sella miracoloso dopo essersi ammalato di cancro e averlo sconfitto. Risultato positivo al doping, dopo una serie di giuramenti e di controlli altrettanto leggendari, è stato radiato da ogni competizione e si è trasformato nell’emblema di uno dei truffatori più sofisticati e megalomani della storia dello sport.Quando Frears ha fatto The Queen – e non avrebbe potuto farlo senza Helen Mirren,  ha creato un personaggio che era più regina della regina, senza mai farsi parodia e senza probabilmente inventare nulla. Ha potuto farlo perché nell’immagine pubblica di Elisabetta II ci sono tanti vuoti, tanti segreti, tanti spazi lasciati in bianco affinché la nostra immaginazione possa scatenarsi. Tutto quello che ha funzionato là, purtroppo, non funziona altrettanto bene qua, in The Program, principalmente in ragione del fatto che la parabola di Lance Armstrong non aveva già più segreti in partenza. Questo, ovviamente, Frears lo sa e non ci prova neanche a mettere un punto di domanda: che Armstrong abbia mentito clamorosamente riguardo all’uso fatto di EPO e non solo, durante la sua folgorante carriera, non è un mistero, lo sappiamo dall’inizio del film o quasi. Frears ci porta invece con lui a bussare alla porta del camper di Michele Ferrari per entrare nel suo “programma” di allenamento alterato e da quel punto in poi non racconta l’incredibile tour su due ruote, bensì l’incredibile aderenza di Armstrong alla sua bugia.
È evidente che la storia c’è e tiene incollati allo schermo nonostante la fine sia nota e ci sono anche delle immagini interessanti che ritraggono le sedute di trasfusione del sangue di Lance e compagni come una sorta di follia eroinomane di gruppo. Una storia di crescente dipendenza e dunque di aumentata fragilità, che si svolge però in un crescendo di successi e vittorie. Finché un giornalista cocciuto quanto lui gli mette un bastoncino tra le ruote.

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