Buongiorno Papà di Edoardo Leo | questa sera su Canale 5

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Questa sera su Canale 5 va in onda “Buongiorno Papà”, per la regia di Edoardo Leo. Con Raoul Bova, Marco Giallini, Edoardo Leo, Nicole Grimaudo, Rosabell Laurenti Sellers. Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai Nastri d’Argento, e 2 candidature ai David di Donatello. In Italia al Box Office Buongiorno papà ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 2,4 milioni di euro e 1,1 milioni di euro nel primo weekend.

Andrea è un quarantenne che non ha mai smesso di avere vent’anni. Bello e disinvolto, capello tinto e pelle abbronzata, fa carriera e successo in un’agenzia che si occupa di product placement. Sempre sul pezzo e in movimento, divide il suo appartamento con l’amico Paolo e il suo letto con ogni donna che lo trovi irresistibile. Ma alla sua porta una mattina suona Layla, una diciassettenne coi capelli viola che dice di essere sua figlia. A provare il fatto il diario della madre, deceduta qualche mese prima. Diffidente e prudente, Andrea si sottopone alla prova del DNA, certificando la sua paternità. Spaventato e confuso, prova a prendere le misure di una nuova vita, affollata da un’adolescente e da suo nonno, un musicista ‘dismesso’ che vive in camper e sogna i New Trolls. Con l’aiuto di Paolo e di un’energica insegnante di educazione fisica, Andrea infilerà la strada della maturità, trovando il compromesso tra l’uomo e il padre.
Raoul Bova, perfetto quarantenne glamour, che basta a se stesso, che non capitalizza l’essere ormai adulto e che ha difficoltà a costruire relazioni e senso. Buongiorno papà infatti non è solo una commedia sul lento apprendimento della paternità biologica ma anche su quella artistica, sulle responsabilità che comporta essere ‘autore’ in Italia, dove un regista giovane e magari pieno di bei progetti scartati, si ritrova a ‘gestire’ suo malgrado un ‘figlio’ capitato e formato. Se le commedie recenti non sentono nemmeno il bisogno di costruire una gag attorno al prodotto, anche solo pretestuosa, Leo se ne serve per congegnare al meglio l’idea ed edificare il suo film, dove si ritaglia il ruolo dell’amico tutt’altro che scemo e del regista che si innamora del proprio oggetto.

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