Al Teatro Testaccio: “4 donne e un bagno”

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Di Paola Aspri

Teatro Testaccio

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Si  può affermare che Salvatore Scirè sia uno sdoganatore di belle fanciulle con velleità artistiche. Il successo dei suoi spettacoli si deve alla vetrina che suscita non poca ammirazione da parte dei maschietti che intravedono nelle attrici nascenti una possibile avventura, almeno nell’immaginazione. Anche in “4 donne e un bagno” le ragazze sono una buona ragione per vedere una commedia brillante che, nonostante scricchioli un po’ sul fronte della scrittura, qua e là lancia ilari e giocosi motivi per deliziare il pubblico in sala. Scirè ne ha curato il testo e la regia da un’idea azzeccata di Giancarlo Leone, giornalista, opinionista e critico teatrale che ha voluto mettere le donne al centro dell’attenzione. In questo caso le giovani donne si ritrovano all’insaputa una dell’altra a condividere lo stesso appartamento, affittato da un agente immobiliare sciupafemmine di nome Diego. La truffa c’è, ma le quattro dopo un tentativo di rivincita sul furbetto che tenta di giocare le sue carte da maschietto infoiato, depongono le armi rassegnate, ma in fondo contente di stare insieme. Le donne sono uno spaccato di una società precaria, una è un’astrologa, una è una studiosa di filosofia e religioni orientali, l’altra una P.R., l’altra una guida turistica. Nonostante l’emancipazione, specialmente Sofia rimane sedotta dallo spirito giocoso e intraprendente di Diego. Insomma Salvatore Scirè ci propone una donna che rimane sempre vittima consenziente della virilità tentatrice, ma si sa che questa è la formula che più convince la platea del sesso forte. Anche se ci sono qua e là delle inesattezze sulla società di oggi, il punto di vista dell’autore e regista riesce a portare a segno il divertente gioco di ruoli dei personaggi e a far sorridere senza troppi virtuosismi linguistici.

Abbastanza in parte Antonella Arduini , Martina Menichini , Maria Sofia Palmieri  e Giulia Amerise, con qualche momento di incertezza sopperito dalla beltà di qualcuna di loro. Accanto a loro il brillante Mario Sapia, nel ruolo dell’immobiliarista, non certo baciato dalla bellezza e in effetti, questa cosa, è in contrasto con il personaggio che viene ritratto da Scirè come un adone a cui nessuna donna può dire di no. Il più bravo è senz’altro Adolfo Bianchi Whites, il manutentore che alla fine svelerà il segreto del testosteronico Diego. Si replica al Teatro Testaccio fino al 27 marzo.