Questa sera su Sky Cinema Drama il palinsesto propone un appuntamento imperdibile con il cinema d’autore italiano: va in onda “Il colore nascosto delle cose”, pellicola diretta dal maestro Silvio Soldini.
Il cast vanta interpretazioni magistrali da parte di Valeria Golino e Adriano Giannini, affiancati da attori del calibro di Arianna Scommegna, Laura Adriani e Anna Ferzetti. L’opera ha raccolto ampi consensi dalla critica, ottenendo una prestigiosa candidatura ai David di Donatello. Anche il pubblico ha premiato la delicatezza del racconto: in Italia, il Box Office ha registrato incassi per 1,3 milioni di euro nelle prime tre settimane, con un debutto solido da 440 mila euro nel primo weekend di programmazione.
La trama e l’incontro tra Teo ed Emma
Teo lavora come creativo di successo presso un’importante agenzia di pubblicità. La sua esistenza scorre veloce, tra slogan accattivanti, una relazione stabile con Greta e fugaci avventure parallele che alimentano il suo bisogno di conferme. Teo fugge dalle responsabilità emotive, preferendo la superficie delle relazioni alla profondità dei legami. Tuttavia, l’incontro casuale con Emma stravolge completamente le sue certezze. Emma, una donna forte e indipendente che ha perso la vista durante l’adolescenza, esercita la professione di osteopata con una dedizione ammirevole.
Nonostante un matrimonio concluso alle spalle, Emma affronta la quotidianità con un piglio deciso, muovendosi con sicurezza nel mondo attraverso il tatto e l’udito. Teo inizialmente si avvicina a lei quasi per gioco o per curiosità, ma ben presto la vitalità della donna scardina le sue difese. Il loro rapporto evolve in un percorso di scoperta reciproca, dove il creativo deve imparare a relazionarsi con l’altro sesso in modo autentico, abbandonando le maschere sociali che utilizza abitualmente nel suo lavoro e nella vita privata.
Oltre gli stereotipi sulla disabilità
Il cinema utilizza spesso la figura del non vedente per finalità simboliche, distanti da un’analisi realistica del vissuto quotidiano. Talvolta emerge il mito del saggio capace di percepire verità precluse agli altri, oppure il personaggio suscita una forma di pietà malcelata, un atteggiamento che in passato legava indissolubilmente il termine cieco all’aggettivo “povero”. Silvio Soldini sceglie invece una strada coraggiosa e onesta, priva di ogni retorica sentimentale. Il regista presenta Emma e la sua amica Patti, anche lei ipovedente, come donne dinamiche che interagiscono con l’ambiente circostante senza complessi di inferiorità.
Attraverso una narrazione fluida, la pellicola esplora la sensualità e l’ironia di chi non utilizza la vista, ma sperimenta il mondo con una ricchezza sensoriale straordinaria. Inoltre, il film evita accuratamente di trasformare Emma in una vittima, mostrandone invece le fragilità umane comuni a ogni individuo. Questo approccio permette allo spettatore di immedesimarsi non nella disabilità, ma nel sentimento che lega i due protagonisti, rendendo il racconto universale e profondamente toccante.
L’esperienza sensoriale di Dialogo nel Buio
Risulta estremamente interessante la scelta del regista di aprire la narrazione nell’oscurità totale. Teo decide di partecipare insieme ad alcuni amici all’esperienza di “Dialogo nel buio“, un’iniziativa presente stabilmente a Roma e a Milano. In questo contesto, i partecipanti percorrono ambienti privi di luce, guidati esclusivamente da persone non vedenti che insegnano a utilizzare gli altri quattro sensi per orientarsi e riconoscere oggetti o situazioni.
Questa sequenza iniziale funge da metafora perfetta per l’intero film. Teo, inizialmente smarrito fuori dalla sua “comfort zone” visiva, inizia a percepire la realtà sotto una luce differente, proprio grazie alla voce e alla guida di chi vive quotidianamente quella condizione. Di conseguenza, il legame con Emma non nasce da un’attrazione estetica immediata, bensì da una connessione emotiva e tattile che costringe il protagonista a riconsiderare le proprie priorità. Soldini firma così un’opera necessaria, capace di raccontare l’amore e la scoperta di sé con una sensibilità rara nel panorama cinematografico contemporaneo.




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