Questa sera, Sky Cinema Action propone un’esperienza visiva unica con la messa in onda di “Gemini Man”, l’ambizioso thriller fantascientifico diretto dal regista premio Oscar Ang Lee. Il film è trainato da un cast di primo livello che vede protagonista assoluto Will Smith in un doppio, impegnativo ruolo, affiancato da Mary Elizabeth Winstead, Clive Owen e Benedict Wong.
In Italia, al suo esordio al Box Office, Gemini Man ha registrato un incasso di 2,3 milioni di euro, un risultato che riflette la natura divisiva di un progetto tanto audace quanto complesso.
Trama: L’uomo di fronte al suo passato
La storia segue Henry Brogan (Will Smith), un sicario d’élite considerato il migliore al mondo, al servizio della Defense Intelligence Agency. A 51 anni, dopo una carriera impeccabile ma logorante, Henry è tormentato dai fantasmi delle sue missioni e decide di ritirarsi. Tuttavia, la sua conoscenza di segreti governativi lo rende una minaccia. I suoi ex superiori, guidati dal cinico Clay Verris (Clive Owen), non possono permettersi di lasciarlo libero.
Dopo aver tentato senza successo di eliminarlo con agenti convenzionali, l’agenzia scatena contro di lui la sua arma definitiva: un misterioso e giovane assassino che sembra anticipare ogni sua mossa. Con l’aiuto dell’agente Danny Zakarweski (Mary Elizabeth Winstead), Henry scopre una verità sconvolgente: il suo inseguitore è un suo clone, più giovane di 25 anni, più veloce e più forte. Questo clone, chiamato “Junior”, rappresenta non solo una minaccia mortale, ma anche lo specchio di ciò che Henry era un tempo, costringendolo a un confronto diretto con il proprio passato e con gli errori di una vita.
La scommessa tecnologica di Ang Lee
Più che un semplice film d’azione, “Gemini Man” è il manifesto della continua e instancabile ricerca sperimentale che ha caratterizzato l’ultima fase della carriera di Ang Lee. Il regista ha spinto i confini della tecnologia cinematografica, cercando una nuova forma di immagine, un’esperienza visiva mai vista prima.
L’indagine di Lee sui limiti del visibile si basa su due pilastri tecnologici rivoluzionari. Il primo è la creazione di un personaggio interamente digitale: “Junior” non è semplicemente Will Smith ringiovanito con il trucco, ma un essere umano fotorealistico costruito in computer grafica partendo dalle performance dell’attore. Il secondo è l’uso del HFR (High Frame Rate), portando la frequenza di proiezione dai tradizionali 24 fotogrammi al secondo all’incredibile velocità di 120 frame al secondo, il tutto combinato con la tridimensionalità.
Il risultato è un’immagine di una fluidità e nitidezza sbalorditive, che rende le scene d’azione incredibilmente immersive, ma che al tempo stesso crea un iperrealismo quasi straniante, che alcuni critici e spettatori hanno trovato poco “cinematografico”. Questa scelta radicale ha reso “Gemini Man” un’opera affascinante ma controversa, un cinema di un futuro ipotetico che richiede un apparato tecnologico specifico per essere apprezzato appieno, limitandone di fatto la fruizione come era stata concepita dal regista.





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