San Andreas questa sera su Canale 5 | Il Big One visto dal regista Brad Peyton

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Questa sera su Canale 5 va in onda “San Andreas”, per la regia di Brad Peyton con Dwayne Johnson, Alexandra Daddario, Art Parkinson, Colton Haynes, Carla Gugino. In Italia al Box Office San Andreas ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 2,5 milioni di euro e 1 milioni di euro nel primo weekend.

La faglia di Sant’Andrea si sta animando e il terremoto previsto è il più disastroso di sempre. Un gruppo di sismologi è riuscito a prevederlo e annunciarlo in televisione ma manca troppo poco. Mentre tutta San Francisco cerca di scappare dalla città una famiglia spezzata (genitori divorziati, una figlia deceduta sulle spalle e un’altra in giro per la città) cerca di ricongiungersi all’interno della tragedia, tra scosse, palazzi che crollano e uno tsunami.Gloriosissima distruzione in computer grafica di buona parte della costa Ovest degli Stati Uniti d’America, tripudio del massacro e sublimazione della massima paura californiana, quella del Big One, il terremoto dei terremoti, Brad Peyton sembra aver capito immediatamente cosa conti in un film come San Andreas: la distruzione. Dalle prime immagini (le migliori del film) la tragedia è imminente e la regia gioca al gatto col topo con l’incidente, fino a che un’avvisaglia non sta per mietere la prima vittima. Potrebbe essere un inizio nello stile di Lo squalo ma l’entrata in scena del protagonista, eroe di mestiere, pilota d’elicotteri di salvataggio, chiarisce cosa stiamo guardando.Sembra di vedere le classiche idee del disaster movie per come fu canonizzato da L’inferno di cristallo (i personaggi eterogenei e le diverse individualità costrette a convivere in una situazione estrema) contaminato dagli spunti “realisti” di The Impossible, in cui una famiglia cerca di ritrovarsi durante lo tsunami indiano.I palazzi si sbriciolano anche più di quanto avevamo visto accadere in 2012 (che aveva comunque un impianto spettacolare superiore), le autostrade si piegano, i ponti si avvitano e su tutto le proporzioni impossibili (ma vere) di Dwayne Johnson attraversano onde, crepe nel terreno ed edifici diroccati per giungere da sua figlia. Lo stesso, anche di fronte a tanta esasperazione della plausibilità, i dialoghi appaiono come la componente meno accettabile in San Andreas.L’obiettivo di una simile deroga alle normali leggi della fisica sembrerebbe quello di dare più enfasi al melò familiare (di suo molto blando), poiché i sentimenti non sono là dove dovrebbero essere (nei personaggi, dunque negli attori) ma si trovano riflessi nell’esagerazione della distruzione.

 

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