La verità negata | questa sera in prima tv su Rai 3

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Questa sera su Rai 3 va in onda in prima tv “La verità negata”, per la regia di Mick Jackson con Rachel Weisz, Tom Wilkinson, Timothy Spall, Andrew Scott, Jack Lowden, Caren PistoriusIn Italia al Box Office La verità negata ha incassato  101 mila euro .Nel 1996 il saggista britannico negazionista ed esperto di Adolf Hitler David Irving intentò una causa di diffamazione contro l’editore Penguin Books e l’accademica americana ebrea Deborah Lipstadt. Ne seguì una lunga istruttoria che culminò nel 2000 in un processo di 4 mesi tenuto a Londra. Coinvolti furono i migliori avvocati del Regno Unito a difesa della donna, mentre Irving decise di rappresentarsi da solo. Dalle vicende processuali, la Lipstadt scrisse un libro nel 2005 intitolato “Denial: Holocaust History on Trial” a cui si ispira il film di Mick JacksonContrariamente a quanto si possa pensare, La verità negata non è un film sull’Olocausto. O meglio, lo è solo nella misura in cui esso costituisce l’oggetto della negazione che rimanda al processo di cui argomenta il film. Di fatto, come viene più volte riferito nel testo, “è come affermare che Elvis è vivo“. Pesi diversi ma concetti identici: al centro vi è la rimozione forzata dell’evidenza, della Verità. Perfetta (per una volta) è quindi la traduzione italiana dell’originale Denial in quanto contiene le parole chiave d’apertura alla comprensione di un’opera più filosofica che storica. Legal drama per eccellenza, il film del britannico Mick Jackson naviga felicemente su due binari: da una parte aderisce egregiamente alla materia d’ispirazione, dall’altra utilizza tale materia per innalzarla a un livello simbolico. Il merito va al talentuoso sceneggiatore David Hare, capace di restituire alla parola tutti i sensi che il semplice significato spesso trascura, pur attingendo termini e frasi direttamente dagli atti processuali. La Parola è infatti la grande protagonista di questa solida pellicola, ingigantita da interpreti di incontestabile perfezione tra cui spicca la performance sensibile eppure potente di Tom Wilkinson. Il suo avvocato Richard Rampton costituisce l’emblema fra il professionista che cerca le prove persino ad Auschwitz (misurando distanze fra oggetti che dovevano esserci e non ci sono più) e l’uomo che tenta di trattenere una causa ad alto tasso emotivo dentro ai ranghi razionali di una corte. ego.
Se lo stile registico del film non presenta scossoni da nessun punto di vista tanto da poterlo definire classico, è la profondità della sceneggiatura a fornire il valore più pregiato.

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